Segui Keblog su Facebook:

Abbiamo già avuto il piacere di mostrarvi la splendida fotografia surreale di Erika Zolli, in arte Eribluff, presentandovi la sua serie “Surreal Arabesque”. Le immagini della fotografa rivelano sempre la sua capacità di vedere oltre l’apparente realtà, mostrando nuovi mondi e dimensioni che spesso restano nascosti nella mente umana.

Ora, in occasione della sua nuova serie “Me At My Best”, Keblog ha intervistato la giovane fotografa. Ammirate le sue nuove immagini e non perdetevi l’intervista qui sotto!

Altre info: Erika Zolli | Facebook | Twitter | Instagram | 500px | You Tube

fotografia-surreale-autoritratti-me-at-my-best-erika-zolli-1

fotografia-surreale-autoritratti-me-at-my-best-erika-zolli-5

fotografia-surreale-autoritratti-me-at-my-best-erika-zolli-2

fotografia-surreale-autoritratti-me-at-my-best-erika-zolli-3

fotografia-surreale-autoritratti-me-at-my-best-erika-zolli-7

fotografia-surreale-autoritratti-me-at-my-best-erika-zolli-4

fotografia-surreale-autoritratti-me-at-my-best-erika-zolli-6

Erika, come inizia il tuo amore per la fotografia e il surreale? 
L’amore per la fotografia è nato durante i miei studi universitari. In quel periodo ero molto affascinata dalle arti circensi, dal mondo del teatro e dei buskers, credo che la mia propensione verso il surreale, verso la magia in generale, siano nate proprio grazie a quei contesti in cui mi ero immersa.

Come si differenzia il tuo nuovo progetto “Me At My Best” dal precedente “Surreal Arabesque” che hai inviato tempo fa a Keblog?
In entrambi i progetti c’è una forte vena di ironia e di gioco. In “Surreal Arabesque” sono partita proprio dal concetto di “arabesque”, che significa contrapporre alla perfezione del “Bello ideale” la stravaganza dell’immaginario e delle chimere fantastiche. In “Me at My Best” tutto questo è ancora presente, con l’unica aggiunta che ho voluto per la prima volta mettermi io dall’altra parte dell’obiettivo e giocare con me stessa.

Ci puoi descrivere il tuo processo creativo? Come nascono le tue foto?
Parto sempre da una regola molto semplice quando scatto le mie fotografie: il capovolgimento di una situazione, dall’uso dei contrari, degli opposti, dei complementari. Se vedo un oggetto verde, me lo immagino rosso e immerso in un contesto in cui è assolutamente fuori luogo.

Perché la scelta dell’autoritratto?
L’idea dell’autoritratto è nata da una forte curiosità. Ero curiosa di vedermi e immaginarmi in diverse situazioni e vedere cosa riuscivo a creare. Ho voluto scattare una foto ogni giorno per 12 giorni e ogni spunto che vivevo durante la giornata lo tenevo a mente per creare poi l’immagine finale.

Hai in programma altri progetti?
Attualmente sto lavorando su un progetto incentrato sulla Fisiognomica, definita come l’arte di scoprire il temperamento e il carattere dall’aspetto esteriore. Lo sguardo qui svolge un ruolo chiave. Questa è una novità per me, in quanto nelle mie foto gli occhi sono spesso non visti, ci sono sempre elementi intermediari tra l’obiettivo della mia macchina fotografica e il soggetto.

Che ne pensi?

Autore

"Solo l'amare, solo il conoscere conta, non l'aver amato, non l'aver conosciuto" PPP