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Quando decise che non poteva bastargli osservare l’arte incorniciata su di una parete,
egli fece delle proprie mani una forgia che rendesse definibile e vivo di energia propria
ciò che in principio nacque freddo e statico.
Riconoscendo che legge di impermanenza ci domina e plasmando le proprie creature
egli vi getto sopra i colori delle tele di Kandinsky, Chagall, Klee
e portò in strada la bellezza nata dal meticoloso lavoro delle mani.
Le mani. Quasi invisibile strumento appaiono e scontate ce le portiamo
nei quotidiani gesti ai quali restiamo spesso indifferenti.
Ma mani consapevoli hanno sentore del tocco. E carezzevole è il tocco che scivola,
non solo sulla pelle degli amanti, chiusi nel loro presente, ma in ciò che l’artista plasma,
che tanto somiglia allo spettacolo senza sosta che natura ci fa esplodere attorno.
Ed io ho visto la strada colorarsi di gatti che inseguono gufi
e spade che si posano su lune crescenti sopra case dai tetti rossi in cima a distese verdi d’erba.
Ho visto la vivacità scendere in strada e chiedere di essere trascinata via,
chiedendo quel movimento che nell’andare riesce a lasciare la propria traccia.
Perché questo plasmano le mani degli artisti: la presenza, anche nell’assenza.
E allora accadrà che davanti ai nostri occhi sfumeranno ricordi, figure,
e che il tempo lasci sbiadire ciò che oggi sentiamo o addirittura lo stesso percepire,
ma quando un artista ha messo al mondo una sua creatura
essa continua a vagare per le strade, per i vicoli, per scaffali impolverati,
sopra palchi calpestati da mille passi o negli angoli più inconsueti dei marciapiedi,
nella pietra e nel marmo scalfito dal tempo,
portando in sé un po’ di quell’energia da cui è nata.
E quindi no, non moriranno mai gli artisti, non moriranno mai i poeti,
essi vivranno nelle loro opere, nelle parole, nelle note vibranti nell’aria,
nel colore che è stato posato sulle loro dita.
Ciò che l’artista crea è sentore di poesia.
Ed è ciò che ci rende più sopportabile l’essere vivi.

Valentina Nicotra

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