Il World Press Photo 2026 torna a ricordarci perché la fotografia non è mai solo immagine, ma racconto, testimonianza e ferita aperta sul mondo. Anche quest’anno il concorso ha raccolto gli scatti più potenti del fotogiornalismo internazionale, attraversando guerre, crisi climatiche, migrazioni e storie di resistenza e umanità inattesa.
A vincere il premio principale è stata la fotoreporter statunitense Carol Guzy, con uno scatto realizzato negli Stati Uniti che documenta la drammatica separazione di una famiglia migrante durante un’operazione dell’ICE. L’immagine, premiata come World Press Photo of the Year, colpisce per la sua forza emotiva e per la capacità di racchiudere in un istante le conseguenze delle politiche migratorie contemporanee.
Accanto alla vincitrice, la giuria ha selezionato due finalisti di grande impatto: il fotografo palestinese Saber Nuraldin, premiato per un lavoro sulla crisi umanitaria a Gaza, e l’americano Victor J. Blue, autore di un progetto sulla memoria storica in Guatemala. Di seguito troverete anche una selezione delle immagini più emozionanti di questa edizione del World Press Photo 2026, per uno sguardo più ampio sul concorso e sul mondo che racconta.
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#1 World Press Photo of the Year 2026, Africa, Singles – Joburg Ballet School di Ihsaan Haffej

Giovani ballerini della Joburg Ballet School nel backstage del Soweto Theatre durante la loro esibizione di fine anno a Soweto, in Sudafrica.
Il balletto è stato introdotto in Sudafrica durante il periodo coloniale europeo. Durante l’apartheid, l’accesso alla formazione professionale dipendeva da enti artistici finanziati dallo Stato, disponibili però solo per le comunità bianche. Oggi la Joburg Ballet School offre formazione a bambini provenienti da contesti storicamente svantaggiati, con sedi a Soweto, Alexandra e Braamfontein dal 2012.
Secondo la direttrice Keke Chele, la scuola nasce per dare accesso alla danza classica a talenti che altrimenti non avrebbero opportunità. Per il giovane Sabelo, la danza è soprattutto un modo per sentirsi sé stesso. Alcuni studenti sono arrivati a esibirsi a livello internazionale, mentre gli insegnanti sottolineano come la disciplina del balletto aiuti a sviluppare concentrazione, fiducia e autodisciplina.
#2 Finalista World Press Photo of the Year 2026 – “The Trials of the Achi Women” di Victor J. Blue

Doña Paulina Ixpatá Alvarado, sopravvissuta a 25 giorni di detenzione e violenze nel 1983, si trova insieme ad altre donne Achi fuori da un tribunale di Città del Guatemala. In quell’occasione, tre ex membri delle pattuglie civili sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l’umanità.
Per quattro decenni, un gruppo di donne Maya Achi a Rabinal ha vissuto nelle stesse comunità degli uomini che le avevano violentate. Durante la guerra civile in Guatemala (1960–1996), il conflitto innescato dal rovesciamento del presidente Jacobo Árbenz nel 1954 con il sostegno degli Stati Uniti, l’esercito e le pattuglie civili di autodifesa (PAC) usarono la violenza sessuale come arma deliberata di guerra. Questa violenza fece parte di una più ampia campagna di genocidio che causò oltre 200.000 morti o desaparecidos, l’83% dei quali appartenenti ai popoli Maya. Nel 2011, 36 donne Achi iniziarono a rompere il silenzio creando un gruppo di sostegno per condividere le proprie esperienze di violenza sessuale durante la guerra. Negli anni successivi si organizzarono per avviare un’azione legale contro i responsabili e nel 2018 presentarono una denuncia formale alla Procura.
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#3 World Press Photo of the Year 2026 – “Separated by ICE” di Carol Guzy

Due figlie sconvolte si aggrappano al padre mentre gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) lo arrestano dopo un’udienza sull’immigrazione a New York City, negli Stati Uniti.
Una donna, Cocha, racconta il dramma della sua famiglia dopo l’arresto del marito Luis da parte dell’ICE durante un’udienza sull’immigrazione a New York. Luis, migrante ecuadoriano e unico sostegno economico della famiglia, viene detenuto nonostante non abbia precedenti penali, lasciando la moglie e i tre figli, di di sette, 13 e 15 anni, in grande difficoltà emotiva ed economica. Nella foto, le figlie sconvolte di Luis si aggrappano al padre mentre viene arrestato.
Nel 2025, una drastica escalation delle politiche migratorie statunitensi ha trasformato il Jacob K. Javits Federal Building, a Lower Manhattan, da tribunale a punto centrale per le deportazioni di massa. A seguito di un ordine esecutivo del gennaio 2025, l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha revocato le protezioni per i “luoghi sensibili”, autorizzando arresti in scuole, ospedali e tribunali.
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#4 Finalista World Press Photo of the Year 2026 – “Aid Emergency in Gaza” di Saber Nuraldin

Palestinesi salgono su un camion di aiuti umanitari mentre entra nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim, nel tentativo di procurarsi farina durante una sospensione temporanea delle operazioni militari annunciata dall’esercito israeliano per consentire il passaggio degli aiuti.
Nel 2025, la carestia ha colpito la Striscia di Gaza in un contesto di grave crisi umanitaria. Le autorità israeliane hanno imposto un blocco degli aiuti a marzo, successivamente parzialmente riaperto a maggio sotto nuove modalità di distribuzione contestate da organizzazioni internazionali. Secondo un’inchiesta della Commissione ONU per i diritti umani, la situazione è stata qualificata come genocidio, mentre Israele respinge questa definizione.
Durante questo periodo, migliaia di persone sarebbero state uccise mentre cercavano cibo presso i punti di distribuzione. Nonostante una tregua entrata in vigore in ottobre e un limitato ingresso di aiuti, gran parte della popolazione ha continuato a soffrire fame e malnutrizione fino alla fine dell’anno.
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#5 World Press Photo of the Year 2026, Africa, Singles – “Madagascar’s Gen Z Protests” di Luis Tato

Uno studente tiene in mano la bandiera adottata dai manifestanti della Gen Z a livello globale. Il simbolo proviene dal manga giapponese One Piece, in cui i pirati si oppongono a governanti corrotti. Antananarivo, Madagascar.
Nel settembre 2025, proteste studentesche sono esplose in Madagascar contro servizi pubblici carenti, corruzione e crisi economica aggravata da eventi climatici estremi. Dopo settimane di tensione, il presidente Andry Rajoelina ha sciolto il governo senza dimettersi, alimentando ulteriormente le manifestazioni.
A ottobre, una unità militare si è unita ai protestanti e ha preso il potere, portando alla nomina di un presidente di transizione. Nonostante il ruolo decisivo dei giovani nelle proteste, questi sono stati esclusi dal processo politico successivo. Gli scontri hanno causato decine di vittime e feriti, mentre la comunità internazionale ha condannato il cambio di potere incostituzionale.
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#6 World Press Photo of the Year 2026, Africa, Singles – “Sudan’s War: A Nation Trapped” di Abdulmonam Eassa

Alhaja Abdallah, una donna sfollata proveniente da Bara, mostra le cicatrici riportate in un incendio nel campo di Al-Mohad a El-Obeid, in Sudan. Le forze paramilitari RSF hanno dato alle fiamme diversi campi per sfollati.
Dopo la caduta della dittatura di Omar al-Bashir nel 2019, il Sudan è precipitato in una nuova fase di instabilità culminata nel conflitto del 2023 tra esercito e forze paramilitari. La guerra ha causato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, con milioni di sfollati, carestia diffusa e attacchi sistematici contro civili e infrastrutture.
Il conflitto, alimentato anche da interessi internazionali, ha distrutto le speranze di una transizione democratica e ridotto drasticamente la libertà di stampa, mentre la popolazione continua a pagare il prezzo più alto in termini di vite, sicurezza e accesso ai servizi essenziali.
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#7 World Press Photo of the Year 2026, Africa, Singles – “Children Who Do Not Exist” di Kiana Hayeri

Edith Magomere Ingasiani e sua figlia Blessings Iminza, 9 anni, nella loro casa nella contea di Vihiga, in Kenya. Blessings è nata in Arabia Saudita senza un certificato di nascita.
Decine di migliaia di donne keniane migrano in Arabia Saudita per lavorare come domestiche, dove molte subiscono condizioni abusive, tra cui il sequestro del passaporto e il mancato pagamento dei salari. Edith Magomere Ingasiani era tra loro quando nascose la sua gravidanza, poiché in Arabia Saudita le donne non sposate che partoriscono rischiano l’arresto per le leggi contro i rapporti extraconiugali. Nel gennaio 2016 ha partorito da sola sua figlia Blessings.
Per anni Edith ha cresciuto Blessings “nell’ombra”, continuando allo stesso tempo a sostenere gli altri figli rimasti in Kenya. In Arabia Saudita non esiste una procedura per ottenere il certificato di nascita o il visto di uscita per i figli nati da madri non sposate, il che ha impedito a Blessings di andare a scuola o di lasciare il Paese. Edith ha provato a rientrare in Kenya con la figlia, ma ha incontrato ostacoli burocratici sia da parte delle autorità saudite sia di quelle kenyane.
Dopo anni di difficoltà, Edith e Blessings sono riuscite a tornare in Kenya nel 2024. Edith afferma: “La casa è sempre la risposta. Ci sono voluti otto anni per arrivarci.
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#8 World Press Photo of the Year 2026, West, Central, and South Asia, Singles – “Witnessing Gaza” di Saher Alghorra

Una donna urla per il figlio, colpito da arma da fuoco mentre cercava di ottenere aiuti da un camion vicino al valico di Zikim, nel nord della Striscia di Gaza lungo la costa. Il ragazzo viene trasportato d’urgenza in ospedale sullo stesso camion. Gaza City, Striscia di Gaza.
Nel 2025 i civili a Gaza hanno affrontato fame, carestia e bombardamenti continui, con oltre 75.000 morti e forti restrizioni agli aiuti umanitari imposte dalle autorità israeliane. Un fragile cessate il fuoco entrato in vigore a ottobre ha permesso l’ingresso di alcuni aiuti, ma gli attacchi aerei sono proseguiti e la crisi umanitaria resta gravissima. I giornalisti palestinesi, tra i pochi testimoni diretti degli eventi, documentano una situazione che una commissione ONU ha definito genocidio, accusa contestata da Israele. Nel 2025 almeno 94 giornalisti sono stati uccisi in 15 Paesi, più della metà a Gaza, rendendo questo il periodo più letale per la stampa secondo il Committee to Protect Journalists. Il lavoro fotografico racconta la vita nella Striscia tra marzo e ottobre 2025, tra paura, sfollamenti e perdita, realizzato da un fotoreporter che continua a operare sul campo nonostante i rischi estremi.
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#9 World Press Photo of the Year 2026, West, Central, and South Asia, Singles – “A Daughter’s Grief in Kashmir” di Yasir Iqbal

Sanam Bashir (21 anni) crolla dal dolore al funerale della madre, Nargis Begum (45), morta per ferite da schegge dopo l’esplosione di un colpo di mortaio mentre fuggivano dalla loro casa a Uri, nel Kashmir amministrato dall’India.
Il Kashmir è conteso tra India e Pakistan dal 1947, una disputa che ha generato decenni di conflitto lungo la Linea di Controllo. Nell’aprile 2025 un attacco armato contro turisti a Pahalgam ha riacceso le tensioni: l’India ha accusato gruppi sostenuti dal Pakistan e ha risposto con raid militari, a cui il Pakistan ha reagito con un’operazione propria. Nei giorni successivi si sono verificati quattro giorni di intensi scontri con bombardamenti, droni e attacchi aerei, causando morti, distruzione e migliaia di sfollati, fino al cessate il fuoco del 10 maggio mediato dalla pressione internazionale, in un contesto reso ancora più delicato dalla presenza di arsenali nucleari da entrambe le parti.
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#10 World Press Photo of the Year 2026, Asia-Pacific and Oceania, Stories – “Wedding in the Flood” di Aaron Favila

La sposa Jamaica Aguilar si prepara a entrare nella chiesa allagata di Barasoain a Malolos, nella provincia di Bulacan, nelle Filippine, per il suo matrimonio. La storica chiesa di Barasoain, monumento nazionale, si trova in una regione in cui quasi il 75% della popolazione è esposta al rischio di inondazioni.
Quando il tifone Wipha ha colpito le Filippine nel luglio 2025, la storica chiesa di Barasoain a Malolos, nella provincia di Bulacan, è stata sommersa da diversi metri d’acqua. Nonostante gli avvertimenti dei wedding planner, Jade Rick Verdillo e Jamaica Aguilar hanno deciso di celebrare comunque il loro matrimonio tra le inondazioni, camminando nell’acqua alta fino alle ginocchia. Le immagini della cerimonia sono diventate virali, simbolo sia della resilienza personale sia della crescente crisi climatica nella regione. Bulacan, situata su un delta a bassa quota, è sempre più vulnerabile alle inondazioni a causa di infrastrutture inadeguate, subsidenza del suolo e cambiamenti climatici, con eventi estremi ormai sempre più frequenti. Nel 2025, le alluvioni hanno anche alimentato proteste di massa contro la corruzione legata a fondi destinati alla prevenzione climatica, in un contesto di crescente tensione sociale e politica.
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#11 World Press Photo of the Year 2026, West, Central, and South Asia, Singles – “A Syrian City Rebuilds, Still Divided” di Nicole Tung

Abdelatif Daham Al Hummada (a destra) è seduto con i suoi figli e il nipote per strada, davanti alla loro casa gravemente danneggiata, dove la famiglia spesso dorme, a Deir al-Zour, in Siria.
Deir al-Zour, a lungo trascurata dallo Stato siriano e tra le prime città a sollevarsi nella rivoluzione del 2011, ha subito anni di assedio, bombardamenti e successive occupazioni da parte di forze governative, ISIS e milizie curde. Le proteste contro il regime di Bashar al-Assad iniziarono nel marzo 2011 e furono represse con arresti e sparatorie; nel 2012 la città risultava già divisa tra opposizione e forze governative. Nel 2014 l’ISIS conquistò gran parte della provincia, mentre nel 2017 le forze governative, con il sostegno di Russia e milizie alleate, ripresero la riva occidentale dell’Eufrate, mentre quella orientale passò alle Forze Democratiche Siriane con appoggio statunitense. Il conflitto ha distrutto circa il 75% delle infrastrutture cittadine, con interi quartieri rasi al suolo e la presenza diffusa di ordigni inesplosi che continua a mettere in pericolo la popolazione. Dopo anni di divisione e instabilità, un cessate il fuoco nel gennaio 2026 ha portato al controllo governativo di gran parte dell’area e all’avvio di un progetto ONU per la rimozione delle macerie.
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#12 World Press Photo of the Year 2026, West, Central, and South Asia, Singles – “’I’m Afraid’: Afghan Women Face US Aid Cuts” di Elise Blanchard

Mariam è seduta con il suo bambino Reza, nato in casa quattro mesi prima; è il terzo figlio partorito senza assistenza sanitaria perché la clinica è troppo lontana. L’anno precedente la sua bambina di cinque mesi è morta di polmonite durante il tentativo della famiglia di raggiungere le cure. Samchag, distretto di Miramor, provincia di Daikundi, Afghanistan.
Il 20 gennaio 2025, primo giorno del suo secondo mandato, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che ha congelato quasi tutti gli aiuti esteri statunitensi, portando alla chiusura o sospensione di centinaia di strutture sanitarie in Afghanistan. Il sistema sanitario, già indebolito dal ritiro dei finanziamenti internazionali dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021, è così entrato in ulteriore crisi: con l’85% dei costi coperti da donatori esteri, molte aree rurali sono rimaste senza assistenza, costringendo le donne a partorire in casa in condizioni di alto rischio. La situazione è aggravata anche dalle restrizioni dei talebani sull’istruzione femminile, che hanno impedito la formazione di nuovi operatori sanitari proprio mentre il bisogno cresceva.
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#13 World Press Photo of the Year 2026, Africa, Singles – “When Giants Fall ” di Halden Krog

Cacciatori professionisti abbattono una famiglia di elefanti identificata per l’abbattimento controllato presso la Sango Wildlife Conservancy nella Savé Valley Conservancy, in Zimbabwe.
Nel 2025 il governo dello Zimbabwe ha autorizzato l’abbattimento controllato di 50 elefanti nella Savé Valley Conservancy, dopo un’operazione simile nel 2024. La carne viene distribuita alle comunità locali per sostenere la sicurezza alimentare, mentre l’avorio è consegnato alle autorità.
La decisione è legata alla presunta sovrappopolazione di elefanti nell’area e all’aumento dei conflitti con le comunità umane, aggravati dalla siccità. Tuttavia, le organizzazioni ambientaliste criticano fortemente il culling, sostenendo che distrugga le strutture sociali degli elefanti e traumatizzi gli animali sopravvissuti, aumentando potenzialmente l’aggressività verso gli esseri umani invece di ridurre i conflitti. Aggiungono inoltre che non sia una soluzione sostenibile per la sicurezza alimentare e che possa comportare rischi sanitari legati al consumo di carne selvatica, oltre a favorire il bracconaggio e il traffico illegale di avorio.
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#14 World Press Photo of the Year 2026, West, Central, and South Asia, Singles – “Nepal’s Gen Z Uprising” di Narendra Shrestha

Fiamme e fumo avvolgono il complesso governativo di Singha Durbar dopo che i manifestanti lo hanno preso d’assalto e incendiato durante violente proteste a Kathmandu, in Nepal.
Dopo anni di accuse di corruzione e crisi istituzionale, nel settembre 2025 migliaia di giovani nepalesi sono scesi in piazza contro disoccupazione e mancanza di prospettive, scatenati anche dal divieto dei social media. Le proteste sono rapidamente degenerate in violenze, causando decine di morti e migliaia di feriti.
Dopo le dimissioni del primo ministro, i manifestanti hanno preso d’assalto e incendiato il complesso governativo di Singha Durbar. La crisi ha portato alla formazione di un governo di transizione e, nel 2026, a elezioni che hanno segnato un cambiamento generazionale nella politica del Paese.
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#15 World Press Photo of the Year 2026, West, Central, and South Asia, Singles – “Hijacked Education” di Diego Ibarra Sánchez

Una classe distrutta vista attraverso un foro nel muro della scuola Tell Ruman ad Al-Hasakah, in Siria, chiusa dopo l’attacco dell’ISIS nel luglio 2015.
Nel mondo, guerre, estremismo e sfollamenti negano a milioni di bambini il diritto all’istruzione: le scuole vengono distrutte, gli insegnanti uccisi o costretti a fuggire, i materiali scolastici bruciati e le aule trasformate in basi militari. Nonostante la Safe Schools Declaration, firmata da 121 Stati per proteggere l’istruzione nei conflitti, gli attacchi alle scuole sono in aumento: secondo un’analisi Save the Children sui dati ONU, nel 2024 si sono registrati 2.445 attacchi contro scuole, quasi tre volte rispetto al 2020, includendo uccisioni e rapimenti di studenti e docenti, bombardamenti, occupazioni armate e violenze sessuali nelle strutture educative. L’ONU stima che 85 milioni di bambini in età scolastica colpiti dai conflitti non abbiano accesso all’istruzione, con conseguenze profonde e durature sullo sviluppo fisico, emotivo e sociale e sul futuro delle società, alimentando il rischio di una “generazione perduta”. Dal 2011 il fotografo ha documentato questa realtà in nove Paesi, dalle scuole sotto controllo talebano in Afghanistan e Pakistan fino agli edifici scolastici bombardati in Siria, Iraq, Libano e Ucraina e alle comunità sfollate in Colombia.
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#16 World Press Photo of the Year 2026, South America, Stories – “Manacillos: A Return to Life” di Ever Andrés Mercado Puentes

Jhony (sesto da sinistra) guida il gruppo dei Manacillos attraverso Juntas, a Buenaventura, in Colombia. Il gruppo visita ogni casa per chiedere protezione e ricostruire i legami con la diaspora. Per cinque giorni, le famiglie sfollate tornano al fiume per riaffermare i legami della comunità.
Nella foresta pluviale del Pacifico colombiano, la comunità di Juntas è isolata ma sotto minaccia costante da miniere d’oro illegali, disboscamento e gruppi armati. Raggiungibile solo dopo ore di viaggio in barca da Buenaventura, è un insediamento afrodiscendente fondato dai discendenti di africani ridotti in schiavitù nel XVII secolo. La Fiesta de los Manacillos, celebrata durante la Settimana Santa, è il principale rito comunitario: uomini mascherati e vestiti con materiali naturali mettono in scena una performance che unisce tradizioni cristiane e spiritualità afrodiscendente, rievocando simbolicamente sia la Passione di Cristo sia la violenza coloniale. Per gli sfollati che tornano per l’occasione, la festa rappresenta un ritorno a casa e un momento di ricostruzione dei legami comunitari, trasformando il villaggio e rafforzando la resistenza culturale in un territorio segnato dall’assenza dello Stato e dalla violenza.
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#17 World Press Photo of the Year 2026, South America, Stories – “Name the Absence” di Ferley A. Ospina

Valeria (5 anni) gioca dietro una tenda nella casa della zia a Los Patios, Norte de Santander, in Colombia. Sua madre, Arcenia, è una madre single che ogni giorno si sposta per lavorare a Cúcuta. Nella regione, il 30% delle famiglie è guidato esclusivamente da donne.
In Colombia, la struttura familiare è spesso segnata dall’assenza. Secondo uno studio dell’Università de La Sabana, otto bambini su dieci sono cresciuti esclusivamente dalle madri. Questa realtà non è solo demografica, ma il risultato di decenni di conflitto armato interno e violenza sistemica, che nella regione di Norte de Santander ha portato alla perdita di molti padri attraverso omicidi, reclutamenti forzati e sfollamenti. Il fotografo Ferley Ospina documenta questo “peso dell’assenza” anche nella propria famiglia a Los Patios: nel 1999 suo padre, ex militare disertore, fu ucciso da gruppi paramilitari, costringendo lui e sua madre alla fuga. Attraverso ritratti domestici, il progetto racconta la resilienza delle donne che sostengono le famiglie e il modo in cui la memoria dei familiari scomparsi continua a influenzare la vita quotidiana dei sopravvissuti.
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#18 World Press Photo of the Year 2026, South America, Singles – “Milei’s Argentina” di Tadeo Bourbon

La polizia ferma padre Jorge “Chueco” Romero durante una protesta di pensionati a Buenos Aires, in Argentina. I membri del gruppo clericale “Opción por los Pobres” partecipano alle manifestazioni settimanali contro il blocco delle pensioni e i tagli alla copertura sanitaria essenziale. Romero è stato spinto a terra durante l’arresto, ma successivamente rilasciato.
Dal 2023, il presidente argentino Javier Milei ha introdotto severe politiche di austerità per affrontare un’inflazione superiore al 200%, tra cui la forte svalutazione del peso e la riduzione dei sussidi pubblici. Queste misure hanno colpito duramente i 7,4 milioni di pensionati del Paese, aggravando la distanza tra il valore delle pensioni e il costo reale della vita: a metà 2025 la pensione minima era ben al di sotto della soglia di sussistenza stimata dallo Stato. La crisi ha spinto molti anziani alla protesta settimanale davanti al Congresso di Buenos Aires, spesso affrontata da un pesante intervento delle forze di sicurezza. Le manifestazioni, sostenute anche dal gruppo clericale “Opción por los Pobres”, sono diventate un simbolo della crescente tensione sociale e della difesa del diritto alla protesta.
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#19 World Press Photo of the Year 2026, South America, Singles – “Funeral for ‘The Four of Malvinas’ di Santiago Arcos

Compagni di squadra e un allenatore piangono sul feretro avvolto in plastica del quindicenne Ismael Arroyo nel quartiere Las Malvinas a Guayaquil, in Ecuador. Ismael e altri tre ragazzi erano stati fermati da militari l’8 dicembre 2024; i loro resti carbonizzati sono stati ritrovati due settimane dopo vicino a una base aerea. Il caso ha suscitato indignazione nazionale per episodi di profilazione razziale e abusi da parte dei militari.
Nel 2024 il presidente Daniel Noboa ha dichiarato guerra alle organizzazioni criminali in Ecuador, schierando l’esercito nei quartieri più poveri e nelle carceri per contrastare la violenza, in un approccio “mano dura” criticato da organismi internazionali per violazioni dei diritti umani e casi di profilazione razziale. In questo contesto, l’8 dicembre 2024 quattro ragazzi di Guayaquil — Steven Medina (11 anni), Nehemías Arboleda (15) e i fratelli Josué e Ismael Arroyo (14 e 15) — sono stati fermati da militari mentre tornavano da una partita di calcio nel quartiere Las Malvinas. Dopo essere stati portati in un’area rurale, sono stati uccisi e i loro resti bruciati ritrovati giorni dopo. Il caso ha provocato indignazione nazionale e, nel 2025, la condanna di diversi militari, diventando simbolo degli abusi legati alla militarizzazione della sicurezza.
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#20 World Press Photo of the Year 2026, South America, Singles – “A Territory of Hope” di Priscila Ribeiro

Sandra Mara Siqueira riposa con i suoi nipoti Ana Flávia (12 anni), Davi Lucas (10), Micael (8) e Vitória (7) a Colombo, nello stato di Paraná, in Brasile. La sua famiglia sta cercando la regolarizzazione del terreno per ottenere la proprietà legale della casa, così da poter investire in migliorie e garantire l’accesso stabile a servizi essenziali come acqua ed elettricità.
Il Brasile affronta una grave crisi abitativa strutturale, con una carenza di circa 5,9 milioni di abitazioni che ha spinto oltre 16,4 milioni di persone in insediamenti informali. A Colombo, nell’area metropolitana di Curitiba, l’occupazione di Parque dos Lagos rappresenta questa realtà: dal 2013 circa 200 famiglie hanno occupato un terreno pubblico abbandonato per rivendicare il diritto costituzionale alla casa, vivendo in abitazioni precarie senza infrastrutture o servizi essenziali. Il loro obiettivo è la regolarizzazione del terreno, cioè il riconoscimento legale dell’insediamento, che garantirebbe sicurezza abitativa e accesso ai servizi pubblici. Nel 2025 un accordo tra il movimento degli occupanti e il Ministero delle Città ha sospeso possibili sgomberi e aperto un percorso di negoziazione con il governo locale. In questo contesto, Sandra Mara Siqueira sostiene la sua famiglia e si occupa anche dei nipoti e dei bambini del quartiere, vedendo nella regolarizzazione una battaglia non solo legale ma di dignità e futuro per più generazioni.
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#21 World Press Photo of the Year 2026, South America, Long, Term Projects – “The Human Cost of Agrotoxins” di Pablo E. Piovano

L’ex operaio agricolo Alfredo Cerán mostra le unghie bruciate, conseguenza di anni passati a miscelare fino a sette prodotti chimici alla volta senza adeguate protezioni. In seguito ha sviluppato una cirrosi non alcolica e si è sottoposto a un trapianto di fegato. Nella sua città natale, Monte Maíz, nella provincia di Córdoba, Argentina, nel 2014 il tasso di mortalità per cancro ha raggiunto il 55%.
Nel 1996 l’Argentina ha autorizzato la soia OGM resistente agli erbicidi, trasformando il Paese in un modello globale di agricoltura intensiva. Da allora l’uso di pesticidi è cresciuto fino a superare i 500 milioni di litri annui, con milioni di persone che vivono vicino alle aree di irrorazione. In diverse province agricole, studi e medici hanno segnalato un aumento di tumori pediatrici, malattie croniche e malformazioni congenite legate all’esposizione ai pesticidi, aggravato dalla mancanza di una normativa efficace che limiti la deriva tossica verso le abitazioni. Il progetto documenta le conseguenze umane di questo modello agricolo, raccontando le comunità che vivono l’impatto diretto di un sistema orientato alla produzione e all’esportazione.
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#22 World Press Photo of the Year 2026, North and Central America, Stories – “Los Angeles on Fire” di Ethan Swop

Il Palisades Fire brucia un albero di Natale dentro una casa a Los Angeles, in California. Forti venti secchi di Santa Ana potrebbero aver riattivato un “incendio zombie”, cioè un incendio di vegetazione che non si era spento del tutto e che era rimasto acceso sotto terra dopo un rogo avvenuto a Capodanno, riemergendo poi giorni dopo a causa del clima molto secco.
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#23 World Press Photo of the Year 2026, North and Central America, Singles – “Portland Protests ICE” di Jan Sonnenmair

Agenti del Department of Homeland Security e unità tattiche federali si scontrano con i manifestanti durante uno stallo notturno presso una struttura ICE a Portland, in Oregon, Stati Uniti. Le proteste, particolarmente intense, si concentrano contro l’agenda di espulsioni di massa dell’amministrazione e il rafforzamento delle politiche di controllo all’interno del Paese.
Nel 2025 la politica migratoria degli Stati Uniti cambia radicalmente, spostando l’attenzione dall’area di confine all’interno del Paese. Un nuovo mandato federale impone un obiettivo di 3.000 arresti al giorno e abolisce le tutele per “luoghi sensibili” come scuole, ospedali e tribunali, segnando l’avvio di una strategia di espulsioni di massa. La misura incontra forte opposizione nelle città “santuario” come Portland, in Oregon, dove la legge locale vieta la collaborazione con le autorità federali sull’immigrazione. Durante le proteste del 2025, in particolare attorno a un centro ICE, si verificano scontri notturni tra manifestanti e forze federali, con l’uso di gas lacrimogeni e munizioni di controllo della folla. La città diventa così un punto centrale del conflitto tra autonomia locale e potere federale, mentre le tensioni si intensificano anche per le quote di arresti imposte dall’amministrazione.
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#24 World Press Photo of the Year 2026, North and Central America, Singles – “Columbia University Pro-Palestine Protests” di Alex Kent

Jesse Pearce, ex studentessa del Barnard College, viene arrestata fuori dalla cerimonia di laurea 2025 della Columbia University a New York, negli Stati Uniti. Ex studenti e studenti si erano riuniti per protestare contro i legami finanziari dell’istituzione con Israele e contro la decisione dell’amministrazione universitaria di cedere alle pressioni federali per reprimere le proteste nel campus.
Nel 2025 le università statunitensi diventano un campo di scontro politico su libertà di espressione, autonomia accademica e politica internazionale. La Columbia University è al centro della crisi quando l’amministrazione Trump sospende circa 400 milioni di dollari di finanziamenti federali, condizionandone il ripristino a una stretta sulle proteste nei campus, in particolare quelle pro-Palestina. Per evitare il collasso dei fondi per la ricerca, l’università accetta una serie di misure restrittive, tra cui nuove regole disciplinari, il divieto di mascherarsi durante le manifestazioni e il controllo di alcuni dipartimenti accademici. La decisione viene fortemente criticata come un’ingerenza politica nell’autonomia universitaria e porta anche alle dimissioni della presidente ad interim Katrina Armstrong. Nonostante ciò, studenti e alumni continuano a protestare durante le cerimonie di laurea, denunciando i legami finanziari dell’ateneo e la limitazione delle libertà civili nei campus.
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#25 World Press Photo of the Year 2026, Europe, Stories – “Engla Louise” di Sanna Sjöswärd

Engla Louise è sdraiata nel suo letto a casa a Linköping, in Svezia. Ha iniziato a studiare danza classica a tre anni, ha sviluppato l’anoressia a dieci e ha avuto la diagnosi a 14 anni. Da adolescente ha lavorato come ballerina professionista a Uppsala.
Engla Louise, ex ballerina, convive con una grave anoressia nervosa dall’età di dieci anni. Nel 2025, a 46 anni, pesava meno di 25 kg ed era alimentata tramite sondino da sette anni. L’anoressia è sempre più descritta come una malattia che coinvolge corpo e mente, con cause ancora non del tutto comprese, legate a fattori neurobiologici, genetici e ambientali, ma spesso fraintesa come una semplice scelta o questione di controllo. Engla Louise ha avuto la diagnosi solo quattro anni dopo l’inizio della malattia, quando è stata ricoverata d’urgenza da adolescente, e nel corso della vita ha ricevuto diversi trattamenti, inclusi ricoveri obbligatori; oggi è considerata resistente alle terapie e riceve cure palliative a domicilio. La danza, l’abbigliamento elaborato e la natura restano elementi centrali della sua quotidianità, in una vita molto fragile che richiede assistenza costante. Il progetto, costruito su quasi vent’anni di relazione tra fotografo e soggetto, mira ad ampliare la discussione sulla cura delle persone con disturbi alimentari gravi e cronici.
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#26 World Press Photo of the Year 2026, Europe, Stories – “Drone Wars” di David Guttenfelder

Nel 2025 gli incendi boschivi hanno bruciato circa 390 milioni di ettari nel mondo, con oltre 200.000 ettari colpiti in Galizia, la peggiore stagione degli ultimi trent’anni in Spagna. Insieme al nord del Portogallo, la regione ha rappresentato circa due terzi del milione di ettari bruciati in Europa. L’intensificazione degli incendi è legata al cambiamento climatico, che rende sempre più probabili condizioni estreme, oltre allo spopolamento rurale, all’abbandono dei terreni agricoli e a politiche forestali che hanno favorito specie non autoctone altamente infiammabili. Gran parte delle foreste è inoltre frammentata tra piccoli proprietari o terreni comunitari spesso poco gestiti. Nel 2025 il governo spagnolo ha ammesso gravi carenze nella prevenzione e promesso nuove misure di coordinamento per il controllo degli incendi.
Quando la Russia ha lanciato l’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022, il conflitto era dominato da artiglieria, missili, carri armati e guerra di trincea. Di fronte a un esercito molto più grande e meccanizzato, le forze ucraine hanno fatto ricorso all’improvvisazione, contribuendo a una delle trasformazioni più significative della guerra moderna: l’uso diffuso dei droni. Droni inizialmente civili e modelli FPV prodotti in massa sono stati adattati a scopi militari, pilotati a distanza per colpire con precisione obiettivi nemici, dando vita a una vera corsa agli armamenti con la Russia, con milioni di droni prodotti ogni anno. Questo sviluppo ha creato vaste “zone di morte” in alcune aree del Paese, dove civili e soldati vivono sotto costante minaccia, spesso rifugiati in bunker o sotterranei e con difficoltà di evacuazione o rifornimento. L’evoluzione rapidissima della tecnologia supera le attuali norme internazionali, sollevando questioni urgenti su responsabilità e protezione dei civili, mentre il conflitto si trasforma sempre più in una guerra dominata dai droni.
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#27 World Press Photo of the Year 2026, Europe, Stories – “Burned Land” di Brais Lorenzo

Un uomo combatte un incendio boschivo usando un ramo a Cualedro, nella provincia di Ourense, in Galizia, Spagna. Quando le risorse sono insufficienti, i residenti utilizzano ciò che hanno a disposizione per spegnere le fiamme, come rami, attrezzi agricoli e manichette dell’acqua.
Nel 2025 gli incendi boschivi hanno bruciato circa 390 milioni di ettari nel mondo, con oltre 200.000 ettari colpiti in Galizia, la peggiore stagione degli ultimi trent’anni in Spagna. Insieme al nord del Portogallo, la regione ha rappresentato circa due terzi del milione di ettari bruciati in Europa. L’intensificazione degli incendi è legata al cambiamento climatico, che rende sempre più probabili condizioni estreme, oltre allo spopolamento rurale, all’abbandono dei terreni agricoli e a politiche forestali che hanno favorito specie non autoctone altamente infiammabili. Gran parte delle foreste è inoltre frammentata tra piccoli proprietari o terreni comunitari spesso poco gestiti. Nel 2025 il governo spagnolo ha ammesso gravi carenze nella prevenzione e promesso nuove misure di coordinamento per il controllo degli incendi.
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#28 World Press Photo of the Year 2026, Europe, Singles – “Polar Bear on Sperm” di Roie Galitz

Le case di cura in Germania affrontano due crisi: la carenza di personale e la solitudine degli anziani. Entro il 2035, un quarto della popolazione avrà più di 67 anni, mentre studi recenti mostrano che fino al 40% degli anziani nel mondo soffre di solitudine moderata o grave. In questo contesto sono stati testati robot sociali come Emma, sviluppato da una startup di Monaco, capace di riconoscere volti, ricordare conversazioni e rispondere con voce e gesti per interagire con i residenti. In una struttura di Albershausen, una sperimentazione ha mostrato che questi dispositivi possono offrire compagnia, anche se restano limitati e non sostituiscono il contatto umano, venendo descritti dal personale come “costosi dispositivi di intrattenimento”. Waltraud, una residente, inizialmente scettica, ha comunque sviluppato un legame con Emma, pur sottolineando che la presenza umana rimane insostituibile.
L’Artico si sta riscaldando quasi tre volte più velocemente del resto del mondo e vicino alle Svalbard la stagione senza ghiaccio si è allungata di circa 20 settimane negli ultimi 30 anni. Gli orsi polari, che dipendono dalla banchisa per cacciare le foche, sono costretti a spostarsi di più, nuotare più a lungo e adattarsi a nuove fonti di cibo come carcasse o prede terrestri, mentre gli scienziati prevedono un calo delle popolazioni con la continua perdita di ghiaccio. I capodogli normalmente evitano queste acque e vivono in mare aperto a grandi profondità, quindi la carcassa è probabilmente arrivata a nord trasportata da correnti. Il fotografo ha documentato la scena per due giorni usando anche un drone per mostrare la scala reale tra un orso polare e un capodoglio.
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#29 World Press Photo of the Year 2026, Europe, Singles – “Emma the Social Robot” di Paula Hornickel

Waltraud parla con Emma, un robot sociale in grado di riconoscere i volti e ricordare conversazioni precedenti. Pur inizialmente scettica, Waltraud racconta di aver sviluppato nel tempo un senso di connessione con Emma. Albershausen, Germania.
Le case di cura in Germania affrontano due crisi: la carenza di personale e la solitudine degli anziani. Entro il 2035, un quarto della popolazione avrà più di 67 anni, mentre studi recenti mostrano che fino al 40% degli anziani nel mondo soffre di solitudine moderata o grave. In questo contesto sono stati testati robot sociali come Emma, sviluppato da una startup di Monaco, capace di riconoscere volti, ricordare conversazioni e rispondere con voce e gesti per interagire con i residenti. In una struttura di Albershausen, una sperimentazione ha mostrato che questi dispositivi possono offrire compagnia, anche se restano limitati e non sostituiscono il contatto umano, venendo descritti dal personale come “costosi dispositivi di intrattenimento”. Waltraud, una residente, inizialmente scettica, ha comunque sviluppato un legame con Emma, pur sottolineando che la presenza umana rimane insostituibile.
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#30 World Press Photo of the Year 2026, Europe, Singles – “Russian Attack on Kyiv” di Evgeniy Maloletka

Valeria Syniuk (65) è seduta vicino alla sua casa gravemente danneggiata. Dormiva quando un missile russo ha distrutto l’edificio di fronte al suo. Kyiv, Ucraina.
Il 24 aprile 2025 la Russia ha lanciato uno degli attacchi più letali su Kyiv dall’inizio dell’invasione su larga scala del 2022, colpendo diversi quartieri residenziali con missili e droni: 13 persone sono state uccise e 90 ferite. Il giorno precedente, il presidente USA Donald Trump aveva accusato Volodymyr Zelenskyy di prolungare il conflitto rifiutando concessioni territoriali, mentre i negoziati di pace a Londra erano falliti. L’intensificazione degli attacchi aerei russi continua a colpire infrastrutture energetiche, sanitarie ed educative, rendendo le sirene antiaeree una presenza costante nella vita quotidiana. Il 2025 ha registrato un forte aumento delle vittime civili, con particolare impatto sui bambini, mentre nel 2026 gli attacchi aerei hanno raggiunto livelli record, segnando una continua escalation del conflitto.
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#31 World Press Photo of the Year 2026, Europe, Long-Term Projects – “Extramuros” di William Keo

Quando la Russia ha lanciato l’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022, il conflitto era dominato da artiglieria, missili, carri armati e guerra di trincea. Di fronte a un esercito molto più grande e meccanizzato, le forze ucraine hanno fatto ricorso all’improvvisazione, contribuendo a una delle trasformazioni più significative della guerra moderna: l’uso diffuso dei droni. Droni inizialmente civili e modelli FPV prodotti in massa sono stati adattati a scopi militari, pilotati a distanza per colpire con precisione obiettivi nemici, dando vita a una vera corsa agli armamenti con la Russia, con milioni di droni prodotti ogni anno. Questo sviluppo ha creato vaste “zone di morte” in alcune aree del Paese, dove civili e soldati vivono sotto costante minaccia, spesso rifugiati in bunker o sotterranei e con difficoltà di evacuazione o rifornimento. L’evoluzione rapidissima della tecnologia supera le attuali norme internazionali, sollevando questioni urgenti su responsabilità e protezione dei civili, mentre il conflitto si trasforma sempre più in una guerra dominata dai droni.
Nelle periferie delle banlieues francesi, le famiglie migranti affrontano eredità postcoloniali, disoccupazione e forti disuguaglianze strutturali. I grandi complessi di edilizia popolare, costruiti rapidamente nel dopoguerra per accogliere famiglie a basso reddito espulse dai centri urbani, sono oggi spesso segnati da sottofinanziamento e abbandono. In Seine-Saint-Denis, ad esempio, quasi il 28% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, rispetto a una media nazionale molto più bassa. Il sistema di integrazione francese richiede assimilazione culturale, ma la discriminazione rimane diffusa, rendendo difficile per i giovani l’accesso a tirocini e opportunità lavorative, anche a causa del peso di un cognome o di un indirizzo. Allo stesso tempo, queste comunità sono anche spazi di creatività e resilienza, da cui emergono artisti e iniziative culturali come la Kourtrajmé School, che offrono formazione gratuita e sostegno ai talenti delle banlieues.
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#32 World Press Photo of the Year 2026, Asia-Pacific and Oceania, Stories – “The Last Dolphin Hunters” di Matthew Abbott

L’isola di Fanalei, nella regione di South Malaita alle Isole Salomone, si è ridotta a una stretta lingua di sabbia e corallo a causa dell’innalzamento del livello del mare. Gli abitanti ritengono che l’insediamento, un tempo abitato da decine di famiglie, diventerà presto inabitabile.
Gli abitanti di Fanalei, un piccolo insediamento nelle Isole Salomone, vivono in equilibrio precario con un mare sempre più invasivo: tombe spostate, una chiesa distrutta dalle onde e barriere costiere continuamente ricostruite. Per generazioni la comunità ha praticato la caccia ai delfini, un’attività tradizionale che fornisce cibo e denti usati come forma di moneta locale per matrimoni, scuole e acquisti di terra sulla terraferma. Negli ultimi anni, però, la coltivazione delle alghe introdotta dal 2024 è diventata un’alternativa più stabile e redditizia, destinata ai mercati globali di cosmetica e farmaceutica. Questa nuova economia sta riducendo l’uso delle canoe per la caccia ai delfini e creando tensioni interne, mentre la comunità si confronta con il cambiamento climatico, la pressione internazionale e la trasformazione delle proprie tradizioni.
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#33 World Press Photo of the Year 2026, Asia-Pacific and Oceania, Stories – “Scam Hub Under Siege” di Jes Aznar

Fumo denso si alza all’interno del complesso Shunda Park a Min Let Pan, in Myanmar, mentre alcuni lavoratori che hanno rifiutato di evacuare bruciano mobili da ufficio e documenti per ricavarne combustibile. Circa 900 lavoratori cinesi sono rimasti per settimane tra le rovine, temendo che il ritorno in patria potesse comportare procedimenti penali da parte delle autorità cinesi.
l 21 novembre 2025 la Karen National Liberation Army (KNLA) ha conquistato Shunda Park, un complesso di uffici nello Stato Karen, in Myanmar, rivelando una vasta operazione di truffe informatiche. In un contesto di guerra civile e instabilità, le aree di confine sono diventate centri di un’industria criminale globale stimata dall’ONU in circa 64 miliardi di dollari l’anno. Nel complesso, oltre 3.500 persone di quasi 30 nazionalità erano costrette a lavorare in condizioni coercitive, spesso vittime di tratta e con passaporti confiscati. La presa del sito ha generato una crisi umanitaria: mentre le forze ribelli e l’esercito si scontravano, migliaia di lavoratori sono rimasti bloccati senza vie di fuga, e circa 900 cittadini cinesi hanno rifiutato di andarsene per paura di conseguenze legali in patria.
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#34 World Press Photo of the Year 2026, Asia-Pacific and Oceania, Singles – “A Desperate Plea” di Tyrone Siu

Quando il tifone Wipha ha colpito le Filippine nel luglio 2025, la storica chiesa di Barasoain a Malolos, nella provincia di Bulacan, è stata sommersa da diversi metri d’acqua. Nonostante gli avvertimenti dei wedding planner, Jade Rick Verdillo e Jamaica Aguilar hanno deciso di celebrare comunque il loro matrimonio tra le inondazioni, camminando nell’acqua alta fino alle ginocchia. Le immagini della cerimonia sono diventate virali, simbolo sia della resilienza personale sia della crescente crisi climatica nella regione. Bulacan, situata su un delta a bassa quota, è sempre più vulnerabile alle inondazioni a causa di infrastrutture inadeguate, subsidenza del suolo e cambiamenti climatici, con eventi estremi ormai sempre più frequenti. Nel 2025, le alluvioni hanno anche alimentato proteste di massa contro la corruzione legata a fondi destinati alla prevenzione climatica, in un contesto di crescente tensione sociale e politica.
Un incendio di vaste proporzioni nel complesso residenziale Wang Fuk Court a Tai Po ha causato 168 morti, diventando il più grave nella storia di Hong Kong dal 1948. Le indagini hanno indicato che forti venti, insieme a impalcature in bambù, reti da cantiere e pannelli isolanti in polistirolo altamente infiammabili, hanno favorito la rapida propagazione delle fiamme, intrappolando i residenti e ostacolando i soccorsi durante lavori di ristrutturazione in corso. Il fotografo ha incontrato il signor Wong su una passerella poco dopo l’inizio dell’incendio, mentre osservava la sua casa avvolta dalle fiamme e chiedeva perché i soccorsi tardassero ad arrivare. Nei giorni successivi ha documentato la vicenda della famiglia. Oltre 2.000 vigili del fuoco sono stati impegnati nelle operazioni, rese difficili dall’altezza dell’edificio e dal calore estremo, con un pompiere morto e diversi feriti. Dopo la tragedia, le autorità hanno avviato una revisione delle norme di sicurezza per i grattacieli in ristrutturazione.
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#35 World Press Photo of the Year 2026, Asia-Pacific and Oceania, Singles – “Mountain Resident of Wanglang” di Rob G. Green

Un incendio di vaste proporzioni nel complesso residenziale Wang Fuk Court a Tai Po ha causato 168 morti, diventando il più grave nella storia di Hong Kong dal 1948. Le indagini hanno indicato che forti venti, insieme a impalcature in bambù, reti da cantiere e pannelli isolanti in polistirolo altamente infiammabili, hanno favorito la rapida propagazione delle fiamme, intrappolando i residenti e ostacolando i soccorsi durante lavori di ristrutturazione in corso. Il fotografo ha incontrato il signor Wong su una passerella poco dopo l’inizio dell’incendio, mentre osservava la sua casa avvolta dalle fiamme e chiedeva perché i soccorsi tardassero ad arrivare. Nei giorni successivi ha documentato la vicenda della famiglia. Oltre 2.000 vigili del fuoco sono stati impegnati nelle operazioni, rese difficili dall’altezza dell’edificio e dal calore estremo, con un pompiere morto e diversi feriti. Dopo la tragedia, le autorità hanno avviato una revisione delle norme di sicurezza per i grattacieli in ristrutturazione.
Le stime più recenti indicano che meno di 2.000 panda vivono ancora in natura e solo poche decine abitano la Riserva Naturale di Wanglang, di 323 km², nella provincia cinese del Sichuan. Sebbene la popolazione in cattività superi le 700 unità, avvistare un panda selvatico in queste remote montagne rimane un evento eccezionale. Lo scatto è stato realizzato nell’ambito di un programma di scambio tra fotografi cinesi e statunitensi nel 2025, volto a promuovere la collaborazione nella tutela ambientale. La Riserva di Wanglang, una delle più antiche dedicate al panda gigante, protegge anche le sorgenti di affluenti del fiume Yangtze, risorsa vitale per centinaia di milioni di persone. L’immagine è il risultato di anni di lavoro sul campo e dell’uso di fototrappole posizionate per minimizzare l’impatto sull’animale, offrendo uno sguardo raro su una specie simbolo della conservazione e della salute degli ecosistemi montani.
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#36 World Press Photo of the Year 2026, Asia-Pacific and Oceania, Singles – “Bondi Beach Terror Attack” di Edwina Pickles

Un agente di polizia in stato di shock si china accanto ai corpi di Boris e Sofia Gurman. La coppia, a poche settimane dal 35° anniversario di matrimonio, è rimasta uccisa durante l’attacco terroristico di Bondi Beach a Sydney, in Australia, mentre cercava di disarmare uno degli attentatori.
Durante “Chanukah by the Sea” a Bondi Beach, in Australia, due uomini armati legati all’ideologia ISIS hanno attaccato una celebrazione ebraica uccidendo 15 persone. Tra le vittime la coppia ucraino-ebraica Boris (69) e Sofia (61) Gurman, che ha reagito agli attentatori: Boris è riuscito a disarmare uno dei fucili, mentre il commerciante siro-australiano Ahmed al-Ahmed ha affrontato il secondo aggressore, venendo però ferito. Le loro azioni hanno rallentato l’attacco e salvato vite, ma entrambi i Gurman sono stati uccisi. Tra le altre vittime anche una bambina di 10 anni e un sopravvissuto all’Olocausto. L’attacco, definito terroristico e antisemita, ha portato a una revisione delle misure di sicurezza per eventi religiosi in Australia.
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#37 World Press Photo of the Year 2026, Asia-Pacific and Oceania, Long-Term Projects – “Motherhood at 60” di Wu Fang

Sheng Hailin si prepara al parto in un ospedale di Hefei, nella provincia di Anhui, in Cina. A 60 anni e con oltre sette mesi di gravidanza, ha affrontato forti dolori, emorragie e diverse complicazioni per portare alla nascita delle sue figlie gemelle.
Nel 2009, l’ex dottoressa in pensione Sheng Hailin, allora 59enne, è diventata parte della popolazione “shīdú”, termine cinese che indica i genitori che hanno perso l’unico figlio. La sua unica figlia, Tingting, è morta insieme al marito poco dopo il matrimonio a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio. In Cina questa perdita ha profonde conseguenze sociali ed economiche, perché i figli sono tradizionalmente il sostegno principale per la vecchiaia e la continuità familiare. Si stima che oltre un milione di famiglie abbiano subito una perdita simile a causa della politica del figlio unico. Per sfuggire alla solitudine, Sheng Hailin si è sottoposta a fecondazione assistita e nel 2010, a 60 anni, ha dato alla luce due gemelle. Da allora la sua vita è stata dedicata alla loro crescita, tra difficoltà economiche, nuovi lavori e la perdita del marito, in una storia che racconta il legame tra amore, lutto e invecchiamento nella Cina contemporanea.
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