Stephanie Lynn Daigle è una “trash sculptor” statunitense che vive e lavora in Connecticut. Conosciuta online come Sugarfox, trasforma oggetti scartati (spazzolini, cavi, giocattoli, vecchi elettrodomestici) in sculture di animali dal realismo sorprendente. In passato è stata presentata anche come Stephanie Hongo, nome con cui ha ricevuto copertura mediatica internazionale.
Vogliamo mostrarvi qui sotto una selezione dei suoi lavori, ammirateli e non dimenticate di votare i vostri preferiti!
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Daigle racconta di provenire da una famiglia di “makers” e di aver trovato la propria strada artistica quando ha iniziato a lavorare con i rifiuti. Il progetto è decollato nell’estate 2017 con “Yondu”, un cervo blu nato riutilizzando materiali che aveva in casa. Da allora ha realizzato centinaia di pezzi e lavora a tempo pieno come artista.
Ogni scultura parte da una base in legno o MDF. Da lì, l’artista costruisce l’animale a strati assemblando soprattutto plastica di scarto, per poi dipingere l’opera e portarla alla vita. Il suo studio domestico è alimentato da una “montagna” di materiali donati da amici e dalla comunità.
All’inizio ha provato soggetti diversi, ma oggi Daigle si concentra quasi esclusivamente sugli animali. Tra i più richiesti ci sono i polpi e i busti; lei stessa ammette una predilezione per questi temi. Al momento le commissioni sono chiuse.
Nel 2021 ha completato un’installazione permanente al Page Park Pool (Bristol, Connecticut): un murale sottomarino lungo oltre 9 metri con 22 sculture “trash” integrate.
Il suo lavoro ha attirato l’attenzione di media internazionali come PEOPLE, che ha raccontato la sua pratica e l’evoluzione da artista dei cartelli a scultrice a tempo pieno. Progetti e processi sono stati inoltre approfonditi in interviste e focus tematici (ad es. OctoNation).
Oltre alla spettacolarità tecnica, le sculture di Stephanie Lynn Daigle invitano a ripensare il valore degli scarti: non sermoni, ma immagini potenti che parlano di riuso e immaginazione. È arte che diverte gli occhi e, insieme, semina un’idea semplice: la bellezza può nascere da ciò che buttiamo.
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