Pesano quanto una moneta da due euro e riescono ad arrampicarsi su steli d’erba alti il doppio del loro corpo. I topolini delle risaie sono tra i roditori più piccoli d’Europa, eppure il fotografo naturalista Dean Mason è riuscito a trasformarli in grandi protagonisti.
Mason fotografa animali selvatici da vent’anni, da quando aveva diciassette anni e ha scoperto che stare ore immobile con la sua attrezzatura, aspettando il momento giusto, lo aiutava a gestire l’ansia. “Gli animali selvatici mi affascinano per tanti motivi”, ha raccontato. “È sempre una sfida, e io amo le sfide. Adoro la pace e la tranquillità della natura, e dopo migliaia di ore trascorse da solo con la mia fotocamera ho capito che per me è una vera terapia”.
Il risultato di questa dedizione è una serie di immagini che catturano questi piccoli acrobati mentre esplorano il loro mondo fatto di spighe, fiori selvatici e bacche. Ogni scatto rivela qualcosa di inaspettato: la delicatezza con cui si aggrappano agli steli, la curiosità nei loro occhi scuri, l’agilità con cui si muovono tra uno stelo e l’altro. Guardarli significa riscoprire quanto stupore possa nascondersi nelle creature più minute.
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Il topolino delle risaie, o harvest mouse (Micromys minutus), è il più piccolo roditore d’Europa: misura in media 5–7 centimetri di corpo, con una coda lunga quanto il corpo stesso, e pesa solo 4–11 grammi. È diffuso in buona parte dell’Europa e dell’Asia settentrionale, e vive ai margini dei campi coltivati, nelle praterie con erba alta, lungo le siepi e nei canneti.
Una delle sue caratteristiche più sorprendenti è la coda prensile, che usa come un vero e proprio “quinto arto”. Gli permette di avvolgersi agli steli mentre si arrampica, mantenendo l’equilibrio anche a diversi decimetri da terra. Le zampe posteriori, con un dito quasi opponibile, gli consentono di afferrare fili d’erba sottilissimi.
Il suo habitat ideale è un intricato mondo verticale fatto di vegetazione alta: campi di cereali come frumento, avena e riso, canneti, erba fitta e margini di fossi. In questi microambienti trova cibo, rifugio e appigli per arrampicarsi, muovendosi tra gli steli con un’agilità sorprendente.
Il nido è uno degli elementi più affascinanti di questa specie. La femmina costruisce una sfera intrecciando foglie d’erba ancora attaccate alla pianta, sollevata da terra e sospesa tra gli steli, spesso a 30–100 centimetri di altezza. È un vero capolavoro di ingegneria naturale, riconoscibile e unico.
La dieta è quella di un onnivoro opportunista in miniatura: si nutre di semi, cereali, piccoli frutti, bacche e parti verdi delle piante, integrando con insetti quando disponibili. In estate raggiunge anche le spighe più alte, sfruttando la sua abilità di arrampicatore per accedere a cibo che altri roditori non possono raggiungere.
La stagione riproduttiva va dalla tarda primavera all’autunno, e una femmina può avere più cucciolate all’anno. Ogni nidiata è composta in genere da 3 a 8 piccoli, dopo una gestazione di circa 17–19 giorni. I piccoli aprono gli occhi dopo poco più di una settimana e diventano autonomi in appena due settimane.
Nonostante le dimensioni minuscole, il topolino delle risaie ha un udito estremamente sensibile. Rileva fruscii e movimenti da diversi metri di distanza e reagisce immobilizzandosi o lasciandosi cadere tra l’erba bassa per sfuggire ai predatori. Il mantello bruno-rossiccio lo mimetizza perfettamente tra gli steli, aiutandolo a evitare rapaci, corvidi e gatti.
La sua vita in natura è molto breve, in genere tra i 12 e i 18 mesi, mentre in cattività può vivere fino a circa 5 anni. L’inverno è il periodo più difficile, per via della scarsità di cibo e delle temperature rigide. A livello globale la specie non è considerata minacciata, ma in alcune aree è in declino a causa dell’agricoltura intensiva, dei pesticidi e della perdita di habitat.
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