Viviamo in un’epoca di paradossi continui. Ci dichiariamo sostenitori dell’ambiente mentre ordiniamo pacchi su pacchi online. Predichiamo il benessere mentale ma passiamo ore a scrollare contenuti che ci fanno stare peggio. Diciamo di voler semplificare la vita, poi ci complichiamo l’esistenza con mille app, abbonamenti e tecnologie che dovrebbero farci “risparmiare tempo”.
L’artista Anton Gudim, autore della popolare serie “Yes, But“, ha fatto di queste contraddizioni il suo territorio preferito. Le sue vignette mettono in scena l’ipocrisia sottile che permea la quotidianità contemporanea, quel divario grottesco tra ciò che diciamo di essere e come ci comportiamo davvero. Non c’è ideale, tendenza o buona intenzione che resista al suo sguardo sarcastico: ogni vignetta è uno specchio scomodo puntato sulle assurdità che abbiamo normalizzato.
Il bello è che queste vignette non hanno bisogno di esagerare. La realtà offre già abbastanza materiale. E quando ti ritrovi a ridere davanti a una di queste scene, ti accorgi che stai ridendo anche di te stesso.
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