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26 immagini attraverso la fotografia concettuale di Veronika Lavey (intervista con l’artista)

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La fotografia è lo strumento principe per catturare e immortalare la realtà, ma anche per rappresentare un concetto, o una storia. Ne sa qualcosa la talentuosa fotografa Veronika Lavey, che attraverso la fotografia riesce a produrre immagini evocative simili a dipinti surreali.

Lavey, che è autodidatta e vive nel Regno Unito, si ispira ai racconti e alla poesia per narrare e trasmettere emozioni. Keblog ha chiesto alla fotografa stessa di raccontare qualcosa in più sulla sua arte, scopritelo qui sotto insieme ad una selezione delle sue immagini e non perdetevi il suo Instagram perché l’artista aggiunge, a volte, musica, effetti sonori e parole ai suoi lavori.

Altre info: veronikalavey.com | Instagram


Per creare le sue immagini, Lavey trae ispirazione dal suo amore per le storie: “Adoro le storie in ogni forma”, ha detto la fotografa a Keblog. “Il mio background ‘ufficiale’ è nella scrittura creativa e nella letteratura. Sebbene mi sia laureata e abbia scritto centinaia di racconti e mezzo romanzo, mi sono subito resa conto che non avevo la passione o la pazienza necessarie per sedermi dietro una scrivania a creare parole per lunghi mesi o addirittura anni, solo per tirarne fuori una storia. Per questo tengo in grande considerazione gli scrittori!”

Riguardo le origini della sua passione per la fotografia, dice: “Ho iniziato a dilettarmi con la fotografia nel 2012. Non avevo una fotocamera, quindi ho usato il telefono per scattare foto della mia famiglia e delle nostre vite. Ha scatenato qualcosa, così ho continuato, spingendomi oltre. Ho frequentato laboratori di fotografia di strada e di ritrattistica documentaria, e sebbene mi piacciano entrambe nessuno dei due ha acceso la passione. Poi, per caso, mi sono imbattuta in un libro di Natalie Lennard nella biblioteca locale, e mi ha aperto gli occhi sulla fotografia concettuale”.

Si tratta di una rivelazione fondamentale per la fotografa perché questo mezzo le consente di raccontare storie senza impiegare tempi biblici.

Sul suo sito web, Lavey spiega che, nella sua serie “Emergence”, esplora il tema della ricerca di un terreno comune su cui le persone possono connettersi tra loro. Le immagini sono storie che connettono gli spettatori con mondi apparentemente sconosciuti ma familiari al subconscio.

Le immagini composite create da Lavey includono spesso elementi della natura. Questi elementi vogliono stimolare ricordi di radici condivise, sia nell’infanzia che nell’idea che siamo tutti parte del nostro ambiente naturale, in egual misura.
Alla fotografa piace lasciare all’interpretazione dell’osservatore il significato di ogni lavoro, ma spesso offre un’esperienza più coinvolgente accompagnando l’immagine con musica, effetti sonori e una poesia o un racconto.

Per i suoi lavori artistici, Lavey esegue esclusivamente autoritratti. Le abbiamo chiesto cosa la spinge verso questa scelta. “La risposta più onesta che posso dare al perché preferisco scattare immagini di me stessa piuttosto che di modelle è che sono piuttosto introversa e preferisco la mia compagnia quando lavoro. Ad esempio, mi sentirei malissimo a chiedere a qualcun altro di rotolarsi nella neve per un periodo di tempo prolungato, temendo che si raffreddasse, mentre so che sarò felice di farlo per tutto il tempo necessario ad ottenere lo scatto perfetto. Mi sento anche più rilassata quando non c’è l’ulteriore pressione di una squadra intorno a me, e posso dedicare il mio tempo alla creazione delle immagini”.

Riguardo agli autoritratti, la fotografa continua: “A volte vorrei avere un paio di mani in più perché l’autoritratto è tutt’altro che facile. Mi diverto molto! Ma non è facile”.

Dal punto di vista artistico, Lavey sceglie gli autoritratti perché “il mio lavoro rappresenta per il 50% un ritratto delle mie esperienze di vita e per il 50% l’interpretazione di personaggi. L’approccio biografico si sposa molto bene con l’autoritratto in quanto conferisce al mio lavoro un livello più profondo di autenticità. Amo questa auto-esplorazione ed essere in grado di diventare i miei personaggi per raccontare storie visive immaginarie”.

Keblog era curioso di sapere dall’artista quanta pianificazione richiede ogni scatto, e come funziona per lei il processo creativo. “Il mio processo è abbastanza semplice, in realtà, e l’ispirazione per iniziare ogni viaggio può avere diverse origini. A volte sono spinta da un sentimento o un’emozione, altre volte posso individuare un luogo che si trasforma immediatamente in parte di una storia che ho in mente”, spiega Lavey. “Oppure posso leggere un pezzo di poesia che fa scorrere la vena creativa. In ogni caso, una volta che l’idea si forma, la disegno in un album e pianifico le uscite per scattare le foto. Preparo il mio zaino con una macchina fotografica, un treppiede e alcuni oggetti di scena se necessario, e mi dirigo verso il luogo scelto. Sono nota per portare ogni sorta di cose folli sulle cime delle colline, come pesanti catene, scale, persino uova di struzzo! Tutto per l’arte!!”

“Adoro tornare a casa e caricare le immagini RAW sul mio computer. È qui che inizia il vero divertimento. Manipolo digitalmente le mie fotografie per trasportare la realtà in un altro mondo sconosciuto, ma familiare al subconscio dello spettatore”.

Scattare foto da sola può essere “piuttosto difficile a volte quando devi essere contemporaneamente la stilista, la fotografa, la modella e la truccatrice. A un livello più profondo, sebbene super eccitante, è sempre un po’ snervante prima di ogni ripresa, perché non sai come andrà a finire. Ma questo non deve certamente essere il fulcro del processo. Qualsiasi risultato è meglio di nessun risultato. Alla fine, ti ritrovi con un’immagine che ami oppure con un’esperienza di apprendimento. Va bene in ogni caso”.

Lavey spiega che la post-elaborazione di una foto e il tempo richiesto dipende dall’immagine stessa. “Se la composizione è pesante e devo unire più fotografie insieme, potrebbero volerci ore, ore e ore. Anche le immagini più semplici richiedono almeno un paio d’ore per essere modificate, perché mi piace prendermi il mio tempo e giocare con i colori e l’illuminazione.

Per la modifica, utilizzo Photoshop (qualunque sia l’ultima versione dell’aggiornamento corrente) e una tavoletta + penna Wacom. Con queste tre cose, anche le mie idee più folli possono essere realizzate”.

Per il futuro, Lavey ha in progetto di continuare a creare. “Per quest’anno ho un paio di mostre in galleria di cui sono entusiasta. Insieme a questa mostra, sarà disponibile un libro che sarà la prima raccolta stampata del mio lavoro.
Ho un paio di discorsi programmati per la fine dell’anno presso dei gruppi di fotografia e c’è qualcosa di top secret di cui mi piacerebbe parlarvi, ma le mie labbra devono essere sigillate ancora per qualche mese”.

Se siete curiosi come noi di sapere qualcosa sul nuovo misterioso progetto di Veronika Lavey, seguitela sul suo Instagram o sito web!

#22 “How can I perish when I am life itself?”

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    Keblogger: Anna Martini

    Amo la fotografia, l'arte, il design... e tutto ciò che è creativo!

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