Segui Keblog su Facebook:

Il 26 aprile 1986 una serie di esplosioni distrusse il reattore n. 4 delle centrale nucleare di Chernobyl. Gli addetti all’emergenza, migliaia di vigili del fuoco militari e volontari accorsi, affrontarono un incendio che durò 10 giorni e diffuse una nube radioattiva in tutto il mondo.

Furono tantissime le persone che rischiarono la vita per arginare il disastro, compresi i fotografi che arrivarono sul luogo per documentare l’accaduto. Vennero utilizzati elicotteri per versare sabbia, che doveva fermare l’incendio e ulteriori emissioni di materiale radioattivo, e boro, che doveva prevenire ulteriori reazioni nucleari, sui detriti del reattore. Alcune settimane dopo l’incidente, l’unità danneggiata venne ricoperta completamente da una temporanea struttura di cemento chiamata ” il sarcofago”, per limitare l’ulteriore rilascio di materiale radioattivo.

Dopo l’incidente venne chiusa un’area di 30 km dalla centrale, da cui furono evacuate 116.000 mila persone a cui si aggiunsero altre 220.000 negli anni successivi. I tre reattori rimanenti furono chiusi definitivamente nel 1999.

1. I liquidatori puliscono il tetto del reattore n. 3

Foto Rare Disastro Chernobyl

Igor Kostin / Sygma via Getty

Inizialmente, per rimuovere i detriti radioattivi dal tetto usarono dei robot, ma le macchine non riuscirono a far fronte ai livelli estremi di radiazioni, dopo poco tempo i circuiti elettronici rimanevano danneggiati, quindi le autorità decisero di impiegare gli uomini. Il pericoloso lavoro di disinquinamento nucleare fu assegnato a quelli che il governo dell’ex Unione Sovietica chiamò “i liquidatori”: un corpo di soldati, pompieri, minatori e volontari. In alcune aree, i lavoratori non potevano rimanere più di 40 secondi, tempo in cui la dose di radiazioni ricevute avrebbe raggiunto i livelli massimi accettatti per un umano in tutta la sua vita.

2. Veduta aerea della centrale nucleare di Chernobyl danneggiata, fotografata poche settimane dopo il disastro, nel maggio 1986

Foto Rare Disastro Chernobyl Laski Diffusion / Wojtek Laski / Getty

3. Liquidatori indossano protezioni in piombo

Foto Rare Disastro Chernobyl Igor Kostin / Sygma via Getty

La maggior parte dei liquidatori aveva un’età compresa tra i 35 e i 40 anni. L’esercito non disponeva di uniformi adeguate per l’uso in ambienti radioattivi, quindi coloro che si erano arruolati per svolgere lavori sul tetto e in altre zone altamente tossiche erano obbligati ad indossare sotto gli indumenti fogli di piombo che misuravano da due a quattro millimetri di spessore. I fogli erano tagliati a misura per realizzare grembiuli da indossare sotto l’abbigliamento da lavoro in cotone ed erano progettati per coprire il corpo davanti e dietro, in particolare per proteggere la colonna vertebrale e il midollo osseo.

4. Un elicottero decontamina la zona intorno al disastro

Foto Rare Disastro Chernobyl TASS / AFP / Getty

Un elicottero militare diffonde un liquido appiccicoso di decontaminazione per ridurre la diffusione di particelle radioattive intorno alla centrale nucleare di Chernobyl pochi giorni dopo il disastro.

5. Liquidatori in azione

Foto Rare Disastro Chernobyl Igor Kostin / Sygma via Getty

I liquidatori eliminano i detriti radioattivi dal tetto del reattore n. 4, gettandoli a terra dove saranno successivamente coperti dal sarcofago. Questi uomini hanno solo pochi secondi di tempo per raccogliere pile di detriti e gettarli tra le rovine del reattore n. 4.

6. Un’altra squadra di liquidatori si prepara a ripulire i detriti radioattivi dal tetto del reattore n. 4

Foto Rare Disastro Chernobyl Igor Kostin / Sygma via Getty

7. Un liquidatore, equipaggiato con una schermatura di piombo fatta a mano sulla sua testa, lavora per pulire il tetto del reattore n. 3

Foto Rare Disastro Chernobyl Igor Kostin / Sygma via Getty

8. I resti del reattore n. 4, fotografati dal tetto del reattore n. 3

Foto Rare Disastro Chernobyl Igor Kostin / Sygma via Getty

9. Una foto della televisione sovietica mostra un uomo che è stato ferito nell’esplosione a Chernobyl mentre riceve cure mediche

Foto Rare Disastro Chernobyl AFP / Getty

10. Un tecnico controlla la presenza di radiazioni nell’acqua

Foto Rare Disastro Chernobyl Boris Yurchenko / AP

Un tecnico sovietico controlla le radiazioni nell’acqua prelevata da un fiume vicino a Kiev il 9 maggio 1986. Sono stati effettuati controlli a cadenza oraria per accertarsi che le scorte d’acqua da utilizzare fossero sicure in seguito all’incidente nucleare di Chernobyl.

11. Un tecnico sovietico prepara un camion cisterna con una soluzione progettata per decontaminare gli abiti e le attrezzature delle persone a Kiev il 9 maggio 1986

Foto Rare Disastro Chernobyl Boris Yurchenko / AP

12. Un tecnico sovietico controlla i livelli di radiazioni su una bambina

Foto Rare Disastro Chernobyl Boris Yurchenko / AP

Un tecnico sovietico controlla i livelli di radiazioni sulla piccola Katya Litvinova durante un’ispezione dei residenti del villaggio di Kopylovo, vicino a Kiev, il 9 maggio 1986

13. Veduta aerea della centrale nucleare di Chernobyl danneggiata, sottoposta a lavori di riparazione e contenimento, nel 1986

Foto Rare Disastro Chernobyl Volodymyr Repik / AP

14. Un bulldozer scava una grande trincea di fronte a una casa prima di seppellire l’edificio e coprirlo con la terra

Foto Rare Disastro Chernobyl Igor Kostin / Sygma via Getty

Questo metodo è stato applicato a interi villaggi che sono stati contaminati dopo il disastro di Chernobyl.

15. Una sezione ancora funzionante della centrale nucleare di Chernobyl scattata alcuni mesi dopo il disastro del 1986

Foto Rare Disastro Chernobyl Laski Diffusion / Wojtek Laski / Getty

16. Un operaio della centrale nucleare di Chernobyl tiene un misuratore per rilevare i livelli di radiazioni. Sullo sfondo il sarcofago in costruzione, destinato a contenere il reattore distrutto, 1986

Foto Rare Disastro Chernobyl Volodymyr Repik / AP

17. La bandiera rossa che indica la fine delle operazioni di pulizia sul tetto del reattore n. 3

Foto Rare Disastro Chernobyl Igor Kostin / Sygma via Getty

A seguito di ordini emessi dalle autorità sovietiche per segnare la fine delle operazioni di pulizia sul tetto del reattore n. 3, a tre uomini fu chiesto di affiggere una bandiera rossa in cima alla ciminiera che dominava il reattore distrutto, raggiunto salendo 78 metri su una scala a chiocciola. I tre uomini furono inviati nonostante i pericoli derivanti dalle forti radiazioni e dopo che un gruppo di liquidatori aveva già fallito due tentativi con un elicottero. L’esperto di radiazioni Alexander Yourtchenko trasportava l’asta, seguito da Valéri Starodoumov con la bandiera e dal tenente colonnello Alexander Sotnikov con la trasmittente. L’intera operazione era programmata per durare solo 9 minuti, dati gli alti livelli di radiazione. Alla fine, il trio fu premiato con una bottiglia di Pepsi (un lusso nel 1986) e un giorno libero.

18. Un medico visita un paziente vittima di radiazioni in una camera sterile

Foto Rare Disastro ChernobylIgor Kostin / Sygma via Getty

Nella clinica n° 6 di Mosca, specializzata nel trattamento delle vittime da radiazioni, un paziente si riprende dopo un’operazione al midollo osseo. Un medico esamina il paziente in una stanza sterile. L’esame viene effettuato in una camera individuale e climatizzata, attraverso aperture appositamente create per evitare il contatto diretto e la contaminazione.

19. Un liquidatore di Chernobyl spinge un bambino in una carrozzina trovato durante la pulizia dell’incidente nucleare di Chernobyl, nel 1986

Foto Rare Disastro Chernobyl

Un liquidatore, vestito con una maschera antigas e indumenti protettivi, spinge in una carrozzina un bambino trovato durante la pulizia dell’incidente nucleare di Chernobyl. Il bambino era stato lasciato in una casa abbandonata nel villaggio di Tatsenki. L’operatore ha trovato il bambino mentre misurava i livelli di radiazioni.

20. Alcuni uomini si preparano per una missione suicida

Foto Rare Disastro Chernobyl

Se non fosse per questi tre uomini nella foto, Alexei Ananenko (seconda a sinistra) e Valeri Bezpalov (al centro), due ingegneri nucleari e Boris Baranov (all’estrema destra) un operaio della centrale di Chernobyl, altre milioni di vite sarebbero andate perse durante la catastrofe di Chernobyl, a Pripyat, in Ucraina nel 1986. Dieci giorni dopo la fusione, il sistema di raffreddamento ad acqua dell’impianto aveva smesso di funzionare e una piscina radioattiva si era formata direttamente sotto il reattore altamente radioattivo. Senza raffreddamento, la sostanza simile alla lava avrebbe potuto facilmente sciogliersi attraverso le restanti barriere, facendo cadere il nucleo del reattore nella piscina. Se ciò fosse accaduto, avrebbe potuto scatenare ulteriori esplosioni con nubi radioattive che probabilmente avrebbero potuto giungere oltre che in diverse parti dell’Europa e dell’Asia anche in Africa. Nella foto, l’ingegnere Alexei insieme a Valeri e Boris, volontari per quella che era considerata una missione suicida, indossano un equipaggiamento protettivo per immergersi nelle acque altamente radioattive e scaricare il fluido vicino al reattore. La missione ebbe successo ed i tre eroi impedirono ulteriori catastrofiche conseguenze. Sorprendentemente tutti e tre sopravvissero alla missione per poi morire, secondo una teoria che circola in rete, pochi giorni dopo in ospedale a causa delle radiazioni assorbite, come molte altre persone che misero a repentaglio la propria vita per limitare i danni. In realtà, Baranov è morto nel 2005, a causa di un attacco di cuore, e Ananenko e Bezpalov sono ancora in vita.

21. “Elephant’s Foot” il mostro nato a Chernobyl nel 1986

Foto Rare Disastro Chernobyl

Nel disastro di Chernobyl nacque un mostro. Posizionato nelle profondità delle rovine del reattore ancora oggi irradia calore e morte, sebbene il suo potere si sia indebolito. Il cosiddetto Elephant’s Foot è una massa solida composta principalmente da diossido di silicio, con tracce di uranio, cesio e plutonio, che si stima pesi circa 2 tonnellate. Nel 1986 il livello di radiazione sulla “Zampa d’elefante” fu misurato a 10.000 roentgens e chiunque si fosse avvicinato avrebbe ricevuto una dose fatale in meno di un minuto; dopo soli 30 secondi di esposizione avrebbe accusato vertigini e stanchezza. Con quella dose di radiazioni, in due minuti di esposizione le cellule del corpo avrebbero cominciato a distruggersi, in quattro minuti avrebbero causato vomito, diarrea e febbre. 300 secondi di esposizione avrebbero causato la morte in soli due giorni. Quando fu scattata questa foto, 10 anni dopo il disastro, la zampa d’elefante emetteva solo un decimo delle radiazioni iniziali. Tuttavia, solo 500 secondi di esposizione si sarebbero rivelate fatali.

Altrove sul Web

  1. È doveroso segnalare un errore nell’articolo: i tre eroi ananenko, bezpalov e barano non sono affatto morti dopo pochi giorni la missione cosidetta suicida. Baranov mori nel 2005, ananenko e bezpalov sono tutt’ora in vita.

Che ne pensi?

Tag