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La storia non ha avuto la diffusione che meritava.

La settimana scorsa è trapelato che la Microsoft, alla ricerca di qualcuno che aveva messo online alcuni codici di sua proprietà, è andata a scavare nell’account email privato di uno dei suoi impiegati (la Microsoft è proprietaria di Hotmail).

La mossa è stata sconcertante. Se questo impigato aveva preso il codice, questo è ovviamente sbagliato. Ma l’idea che queste compagnie private, a cui abbiamo affidato con fiducia i nostri dati personali, possano decidere liberamente di violare la privacy di chiunque vogliano, è raccapricciante.

Che succede se devi dei soldi ad una compagnia e questa si concede il diritto di ficcanasare liberamente nella tua casella email privata? Oppure un giornalista che ha criticato la compagnia o ha parlato in confidenza con un impiegato?

La Microsoft si è giustificata tirando fuori i soliti cavilli normativi interni. Poi ha detto che, in futuro, adotteranno una nuova procedura stragiudiziale prima di fare nuovamente una cosa del genere.

Questo non ci trova soddisfatti, per niente. Noi utenti pretendiamo che la nostra casella di posta elettronica sia privata e inviolata. Punto.

Ora la Microsoft ha fatto un passo indietro, uno molto lungo.

In un post su un blog, uno dei legali della compagnia ha detto:

“Giovedì scorso, è stata diffusa la notizia di un caso nel 2012 in cui i nostri investigatori sono entrati nella casella email di un utente che trafficava in codice sorgente rubato, di proprietà della Microsoft. Durante la passata settimana, abbiamo avuto modo di riflettere ulteriormente sull’accaduto, a dai colloqui che abbiamo avuto internamente  e con gruppi di consulenti e altri esperti, abbiamo deciso di compiere uno sforzo per cambiare le nostre pratiche che riguardano la privacy.

Con effetto immediato, se riceviamo informazioni riguardanti qualcuno che usa i nostri servizi per traffici di proprietà fisica o intellettuale sottratta alla Microsoft, non ispezioneremo più i dati privati dei nostri utenti, ma ci rivolgeremo alle forze di polizia chiedendo di investigare.”

Poi ha continuato:

“Oltre a cambiare la policy della compagnia, nei prossimi mesi integreremo le condizioni d’uso dei nostri servizi con questi cambiamenti, in modo che siano chiari per gli utenti e vincolanti per la Microsoft.

Non fa mai piacere sentirsi fare delle critiche. Ma se servono a fare un piccolo passo indietro, può essere anche utile. Questo è stato decisamente il nostro caso in quest’ultima settimana. Anche se le nostre condizioni d’uso, come quelle di altre compagnie, in questo caso ci permettevano di accedere legalmente ad un account privato, le circostanze hanno legittimamente sollevato questioni sulla privacy dei nostri utenti.”

Il post integrale lo trovate a questo link.

Il comunicato non sembra di circostanza. Almeno su questa materia, la compagnia sembra aver recepito il messaggio. Restano tuttavia dubbi e perplessità. La persona a cui è stata violata la casella di posta elettronica Hotmail dalla Microsoft è un esperto di informatica, e forse per questo si è accorto dell’accaduto. Ma il resto di noi se ne accorgerebbe?

[fonte]

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