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La giornalista e documentarista Sandi Bachom ha condiviso questa incredibile foto in occasione del Yom HaShoah (Giornata del ricordo dell’Olocausto). Sul suo account Twitter, Bachom ha scritto: “Oggi è la Giornata del ricordo dell’Olocausto. Nel 1944, l’anno in cui sono nata, i miei amici Werner e Walter sono stati tatuati con soli 10 numeri di differenza ad Auschwitz. Grazie ad un miracolo di Facebook, sono riuscita a filmare il loro primo incontro più di 70 anni dopo”.

Altre info: Sandi Bachom

Walter Spier e Werner Eaich sono stati deportati ad Auschwitz nel 1944. Dopo oltre 70 anni i due uomini si incontrano per la prima volta

Sopravvissuti Olocausto Si Incontrano Oltre 70 Anni Dopo

Sandi Bachom

Walter Spier e Werner Eaich hanno vissuto nel campo di concentramento di Auschwitz nello stesso periodo, senza mai incontrarsi prima d’ora. I loro tatuaggi di riconoscimento riportano solo 10 numeri di differenza, A1828 e A1838. Werner racconta: “Siamo stati tatuati con lo stesso ago. Eravamo tutti in fila nudi, qualcuno con un rasoio arrugginito rasava i peli dei genitali, un altro tagliava i capelli mentre un altro ancora teneva ferme le nostre braccia. Dopo che un uomo aveva scritto il nostro nome su un cartoncino, ci prendevano il braccio per il tatuaggio e noi siamo stati fortunati perché alcuni avevano una fila lunghissima di numeri”. Werner e Walter sono stati deportati nello stesso periodo. “Sono arrivato ad Auschwitz nel settembre del 1944 dentro carri bestiame, insieme alla mia famiglia”, ha raccontato Walter. “Siamo scesi, i miei genitori da un lato, mio fratello da un altro. Prima che potessi girare la testa mio fratello era già sparito. Mio padre mi disse “ce la farai”. Partimmo da Auschwitz in 4000 e arrivammo a Mauthausen in circa 500. Auschwitz era stato un paradiso al confronto”. I prigionieri erano costretti a salire 186 gradini, che non a caso erano chiamati le scale della morte, portando sulla schiena pesanti blocchi di pietra. “Ogni giorno centinaia di persone scendevano a tagliare le pietre e solo poche manciate risalivano” ha aggiunto Walter. “Quando sono tornato in Yugoslavia e la gente mi chiedeva dove fossi stato, quando rispondevo “in un campo di concentramento” i comunisti ed il governo stesso dicevano “Sei un traditore di questa patria. sei stato nascosto in un campo invece di combattere con noi nei boschi della Bosnia Erzegovina per la libertà”, ha proseguito Werner, “Così non dicevo niente. Ho iniziato a parlare di quello che ho vissuto circa 25 anni fa, poco prima della nascita di mio nipote. Ecco perché ho deciso di farlo. Non voglio che possa accadere ai miei nipoti”.

Guarda il video con l’intervista a Walter Spier e Werner Eaich:

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